i miei pensieri, nell'etere
mercoledì 18 novembre 2009
Ciao Marcolino
 
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domenica 15 novembre 2009
Odio le cose che non si sa il perché
Come la caldaia che smette di funzionare di domenica. Come te che mi neghi una giornata importante, con una giustificazione qualunque. Come me che, nonostante tutto, anche nonostante la mia altalenante e sana indifferenza, ancora ti sto appresso; anzi, peggio, ancora ti sto dietro.
Come l'amore, o quel sentimento ad esso affine che ci ovatta un po' i cuori e le menti, e che ci illude di stare bene, per un po'. Finché non giunge il disincanto della solita realtà, e riporta i battiti entro la norma. Chi lo ha detto che è sempre meglio un limpido sole ad una ingannevole nebbia? Forse preferivo non vedere.

[Ma se riesco a lavarmi anche con l'acqua ghiacciata, pur di sentirmi pulita, forse posso anche riuscire a farti andare via, pur di non sentirmi smarrita. Forse posso farti passare indolore. Posso. Forse. Magari scopro che sie già passato dentro.]




Non è per niente facile. O anche sì.

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domenica 8 novembre 2009
Ricominciamo da qui
Ricominciamo dalla musica. Ricominciamo s o l o dalla musica. Che ci sono "emozioni che non necessitano di parole" [e questa è una fottuta citazione]. Ed è pure Domenica. La solita, terribile, interminabile, esasperante domenica. Anzi, Domenica, appunto.
E piove, per giunta. E il vento e le nuvole grigie spostano gli alberi. La visione della tempesta di solito mi blocca. Oggi, invece, no. Oggi il vento e le nuvole grigie muoveranno anche me.
E tra poco esco. E ricominciamo da qui, intanto.


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lunedì 29 giugno 2009
Di un po' di cose
E così ci siamo di nuovo. E' di nuovo estate, è di nuovo periodo di cambiamenti. Vale è partita di nuovo per la Sicilia e ritornerà a settembre. Io ho di nuovo cambiato lavoro. E dopo un po' di tempo, sono di nuovo tornata a scrivere di me, qua. Anche se adesso non so esattamente cosa andrò a scrivere di me nelle prossime righe, ma penso che lo stream of consciousness sia sempre un'ottima soluzione. Che non necessariamente il filo che collega le cose deve essere visibile o comprensibile. E forse è anche per questo che ultimamente non ho più scritto. Forse cercavo un filo in grado di connettere il tutto e, non essendo stata capace di trovarlo, ho permesso che io abbandonassi questo luogo per tanto, troppo tempo.
Ho cambiato lavoro, dicevo. Finalmente sono in mezzo ai libri, anche se, per la parte di lavoro che spetta a me, i libri con cui ho a che fare sono perlopiù scolastici, e non di narrativa. E' strano, quando si cambia lavoro. Strano perché da una parte si abbandonano delle mansioni e delle persone con cui si è convissuto per un po', e dall'altra parte ci si ritrova in un nuovo ambiente dopo poco (a volte proprio dopo pochissimo), e si devono imparare nuove cose, si conoscono nuove persone... E al prossimo cambio il passaggio del testimone sarà nuovamente accompagnato da quel po' di nostalgia che riporta alla mente come si è cominciato tutto questo, il primo giorno e via dicendo; sempre così, fino all'ennesimo prossimo lavoro.
E poi ci sono gli studi, che tra non molto finiranno, ed io sono già qui a chiedermi cosa farò, poi, una volta che non avrò più da studiare e forse dovrò trovare un altro modo per occupare i pomeriggi, dopo il lavoro. Ma non voglio anticipare i tempi. Adesso voglio godemri quello che c'è e quello che viene proprio così com'è. Non voglio nemmeno lavorare troppo di fantasia. Non voglio crearmi aspettative e non voglio delusioni. Non voglio immaginare di più o di meno. Voglio che le cose siano come siano, almeno per una volta.
Come passa velocemente il tempo, ci pensate mai? Stamattina era appena cominciato il giorno, ed ora è già quasi domani. L'anno scorso ,le persone che non mi conoscevano vedendomi per la prima volta mi davano 19 anni, mentre adesso me ne danno già 22 [ne ho 25, per la cronaca]. Come passa velocemente il tempo. Sabato ho incontrato la mia maestra di italiano delle elementari. E' in pensione, adesso. Mi ha chiesto quando mi laureo, e alla fine della chiacchierata mi ha fatto notare che ancora si ricorda il mi nome. Ed io, per eccessiva educazione, le ho parlato dandole del Lei, perché il tempo passa velocemente, ed io non sono più una bambina e mi sembrava maleducato darle del tu come quando mi correggeva i temi. I temi. Una volta proprio quella maestra tenne il mio quaderno sott o quelli degli altri, mentre ad uno ad uno li prendeva in mano e leggeva ad alta voce voto e commento di un tema. Tenne il mio al fondo, e disse che era così che si dovevano scrivere i temi, così come avevo fatto io. Aveva tenuto al fondo il mio quaderno per leggere il mio tema ad alta voce e dire che poteva essere preso da esempio. Grazie, maestra. Chissà, forse se oggi amo così tantp leggere e scrivere è anche merito suo [è anche merito tuo]. E adesso sto scrivendo da un oggi che è già quasi domani. E non so quanto ancora ho da dire, se effettivamente ho da dire qualcosa. So, però, che per oggi mi basta quanto ho detto, e anche se sembrerà che quel filo non sia presente tra una cosa e l'altra, io riesco a distinguerlo, nel mezzo di queste righe. Ma, come dcevo, non è così importante che il nesso si veda, o che ci sia. Oggi voglio che le cose siano come siano. Almeno per una volta.
Oggi le cose sembrano non essere tanto male, nemmeno da sotto il cielo di casa mia.

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giovedì 18 giugno 2009
Alla ricerca del gusto
E' da un secolo che non scrivo, eppure non è da un secolo che non penso.
Ho pensato proprio un attimo fa, ho pensato anche adesso, e penserò anche fra un attimo, se solo ci penso.
Che cos'è che è andato perso? Perché qualcosa, forse, lo è andato. O forse non c'era nulla da perdere. Il che, sempre forse, è peggio. Perché significherebbe che il mondo nella mia testa è disincantato. E allora quello che sento cos'è? Cos'è quest'ululato?!
Ah, magari è solo il pensiero di prima. Magari ulula alla luna, che a parlar col cielo... cosa volevo dire?!
Ecco, quello che pensavo adesso non l'ho già più in mente. Scordato. Scappato.
Nè troppa allegria, nè troppa tristezza. Semplicemente questo limbo.
E dire che il purgatorio io non l'ho mai gradito. Le vie di mezzo spesso sono insipide.
Ci si lamenta sempre del troppo dolce o del troppo amaro, ma in realtà sono i gusti indefiniti ad essere i meno graditi. Non si sa dar loro un nome, e di certo non sarò io a farlo.
A quest'ora della notte vado d'accordo solo con la rima. E adesso che ci penso - diamine! - perché mai non c'ho pensato prima?!

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mercoledì 27 maggio 2009
E non so come||non so dove, ma arriverò puntuale


Grazie a Misi@ per avermela "prestata".

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venerdì 22 maggio 2009
Lo so che il mio amore è una patologia
Mi piace l'odore della tua pelle. E mi piace l'odore della tua pelle quando hai preso quel po' di abbronzatura che te la rende colorita; non scura, ma più dorata. Mi piace il sapore della tua pelle. E mi piace il sapore della tua pelle quando arriva quella certa ora, nella giornata, che rende più imperfetti di quanto sicuramente lo si era alla mattina presto, prima di passare in mezzo al traffico, alle telefonate di lavoro, ai pranzi veloci siano essi fatti a casa o in ufficio, alle decine di pagine viste al computer, alla spesa dell'ultima ora, alla vita. Mi piace che il tuo odore e il tuo sapore si mischino. E mi piace che il tuo odore e il tuo sapore si mischino su di me.
Mi piacciono le tue braccia. Mi piacciono le tue mani, quando passano sopra le cose per togliere quel po' di polvere che le avvolge. Mi piacciono le tue guance. E mi piacciono quando si strofinano contro le mie.
Mi piace il tuo naso. Mi piace la tua bocca. Mi piacciono i tuoi denti. E mi piacciono quando si aprono per pizzicare me.
Mi piace la tua voce. Mi piace quando è vicina a me. Mi piace quando ridi. E mi piace quando ridi con me.
Mi piacciono le tue camicie. E mi piacciono le tue maglie. Non mi piacciono sempre le tue scarpe. Ma mi piace quando le fai muovere per arrivare a me.
Mi piace il tuo collo. E mi piace quando hai la barba incolta. Non mi piace quando la tua barba mi punge. Ma mi piace che il segno rosso che mi rimane dopo sia indice del fatto che sei stato su di me.
Mi piace ascoltare le canzoni insieme a te. Non mi piace che ogni tanto abbassi il volume, e chissà poi perché. Ma mi piace che qualsiasi musica presente, con più o meno watt, lo sia mentre siamo presenti anche io e te.
Mi piace quando mi cerchi. E mi piace sapere che quando non ci sono ti manco. Non mi piace sempre che tu manchi a me. Ma mi piace l'assenza, perché poi la posso riempire con te.

E poi Mister U si rigirò nel letto, spostandosi lievemente dalle braccia di Miss I. Non si svegliò, ma il suo movimento bastò a interrompere la di lei pensierosità. Miss I allungò giusto un braccio per arrivare all'interruttore della lampada sul comodino, e fece buio. Su tutto.



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